Carrefour: corner-pilota incentiva private label bio-ecofiendly

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Lo scorso 26 Maggio, nell’ipermercato Carrefour di Carugate in provincia di Milano è stato inaugurato un corner di 115 mq interamente dedicato a prodotti bioologici ed eco-friendly non food. Sono 1500, di cui 200 a marchio proprio, le referenze di origine certificata incluse in questo segmento d’offerta in linea con la strategia di “transizione alimentare” dichiarata già nel 2018 dal retailer francese all’interno del iniziativa Act for food. Un programma versato alla promozione di un’alimentazione più sana e sostenibile nell’ambito di un piano di trasformazione quadriennale (2019 2022) fondato su investimenti per 400 milioni di euro e che, oltre all’apertura di svariati punti di vendita (100 di tipologia Market e 200 a insegna Express), contempla appunto l’ampliamento della gamma di prodotti MMD cioè presentati con il “marchio del distributore”.
Prossimamente il nuovo format verrà replicato nei punti di vendita dell’hinterland milanese di Assago, Limbiate e Paderno Dugnano, a Gallarate (Va); Collegno e Grugliasco in provincia di Torino e a Casalecchio di Reno (Bo) per proporre un’offerta che include prodotti freschi dallo scatolame, al food alla cura della persona, poi libri dedicati all’ambiente, prodotti tessili realizzati con cotone bio. Ma non è tutto, poiché l’attenzione al biologico va di pari passo con una sensibilità particolare verso la sostenibilità: da qui, l’affiancamento di un’offerta di prodotti di un nuovo segmento definito EcoFriendly  e caratterizzati da packaging rispettoso dell’ambiente e da uno da uno storutelling a utile a promuovere uno stile di vita orientato a proteggere pianeta. In questo contesto le referenze a marchio Carrefour  riguardano sorattutto le categorie prima colazione e bevande, e poi panificati, primi e derivati.
Volendo analizzare il lineare tra i punti focali dello spazio in questione emerge l’offerta di sfusi e freschi, attraverso 24 dispenser che sono accostati sull’esposizione dei frechi, caratterizzati sopratutto da verdure
Roberto Simonetto“Questo progetto pilota sull’Ipermercato di Carugate ha una particolare importanza per noi perché la gamma dei prodotti Bio rappresenta uno dei principali pilastri della nostra strategia di Gruppo lanciata nel 2018 e che vedrà la sua definizione nel 2022″ – sottolinea Roberto Simonetto, Direttore commerciale di Carrefour Italia (foto) – “Infatti, attraverso un processo di democratizzazione dei consumi della nostra offerta di prodotti bio, il nostro obiettivo è che Carrefour, sempre di più, sia percepita come l’insegna di riferimento per i nostri clienti nel mondo del biologico specializzato e dell’ecosostenibile, rendendo questi prodotti alla portata di tutti. È una ambizione molto alta, – conclude Simonetto – ma in questo momento rendere accessibili prodotti di qualità è un punto su cui stiamo prestando molta attenzione, su tutti i fronti: con il Corner BIO che abbiamo lanciato a Carugate vogliamo contribuire in maniera sempre maggiore allo sviluppo sostenibile, offrendo prodotti di alta qualità, sicuri e rispettosi dell’ambiente.”

 

Per dare qualche numero nel complesso sono 850 prodotti a marchio Carrefour e Carrefour Bio. A questo si aggiunge l’impegno di Carrefour Italia per la promozione e la valorizzazione dei prodotti di filiera italiana, che rappresentano un forte elemento di caratterizzazione della marca privata dell’azienda. Carrefour Italia collabora, infatti, per la produzione della propria private label con oltre 500 fornitori locali, con cui condivide l’impegno per la tutela di qualità e e territorialità.  A questo si aggiunge anche unìopportunità di internazionalizzazione:  sono oltre 570 prodotti a marchio proprio destinati all’estero, per un valore totale di una media di 180 milioni di Euro all’anno di export.
 

Da marchio privato a marchio del distributore
Il fatturato del marchio del distributore o private label che dir si voglia nel 2019 è salito a 10,8 miliardi di euro, registrando un aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge da uno studio, nel 2019 in Italia  condotto da The European House-Ambrosetti e dall’Associazione Distribuzione Moderna, (ADM). Tra l’altro lo studio rivela che le vendite del marchio del distributore ammontano al 19,9% della quota di mercato nel comparto italiano degli alimentari , con un aumento dello 0,8% su base annua.
La previsione per il 2020 in proiezione stima un fatturato complessivo pari a 11,7 miliardi di euro, per una quota di mercato annunciata del 20,6%, Al 2025 la proiezione è di 17,2 miliardi di euro, con un incidenza sul mercato del 24,6%.
La crescita registrata negli ultimi anni è dipesa dal fatto che il marchio del distributore spesso non è più limitato a una singla insegna o catena in modalità private label (dunque esclusiva e privata) ma compete sul mercato alla stregua di un vero e proprio marchio industriale, in virtù di una distribuzione capillare presso svariate insegne e un rapporto sempre migliore sull’asse qualità-prezzo-informazione.
Come ha sottolineato il ceo di The European House – Ambrosettim Valerio De Molli (Ad di Gruppo Vegé), .durante la presentazione dello studio a inizio 2020 “Il marchio del distributore ha  una funzione  di educazione a garanzia della sostenibilità verso il consumatore. Non a caso in forza dei prezzi più contenuti della marca del distrinutore, lo studio mette in evidenza risparmi per circa 2,8 miliardi di euro all’anno, circa 110 euro a famiglia. il contributo della Distribuzione moderna in termini di efficienza energetica, riportando che il consumo elettrico di un generico supermercato è diminuito del 30,7% tra il 2005 e il 2018. “Se tutti i settori economici avessero ridotto i consumi di elettricità della stessa entità (rispetto all’effettivo -2,6%), si sarebbero evitate ulteriori 25 milioni di tonnellate di CO2 con un risparmio di oltre 10 miliardi di euro in 13 anni”, conclude
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Le ambizioni del biologico
Che la categoria del biologico non sia più un trend ma una reltà in continua crescita, lo si evince anche dal Rapporto Marca 2020 che sempre a inizio anno ha analizzato l’incidenza dei prodotti sostenibili e green sulla spesa degli italiani, basandosi sull’analisi di Iri. L’approfondimento rivela infatti che non solo il mercato bio vale nel 2019 oltre 20 mld di euro (+2,1% su 2018) ma anche che gli italiani sono molto più propensi ai temi alimentari green rispetto alla  media degli abtanti del resto d’Europa i quali fanno registrare una propensione del 55%). In conclusione sono ben il 70% i cittadini del nostro Paese disposti a un maggior esborso per l’acquisto di alimenti a km zero o biologici.
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