L’Oréal: procurement e display sostenibili con Green is POSsible

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Dai processi di economia circolare alla riduzione delle plastiche  nei materiali di comunicazione (display e shopfitting) e nel packaging, fino alla responsabilità sociale. Sono le azioni che hanno garantito a L’Oréal la certificazione ambientale CDP (Carbon Disclosure Project): con punteggio Tripla A e che riguarderanno anche i fornitori o meglio il procurement attinente alle attività di L’Oréal nei prossimi anni. È quanto ha annunciato nel primo trimestre la maison della cosmetica francese in seguito all’ufficializzazione della lista delle top 100 aziende sostenibili da parte di CDP  che, tra l’altro, attesta l’Oréal come unica compagnia al mondo ad aver conseguito il massimo punteggio per il terzo anno consecutivo
Il riconoscimento è stato ottenuto in virtù del programma Sharing beauty with all (SBWA) avviato nel 2013 per testimoniare l’impegno di L’Oréal verso la sostenibilità interna ed esterna. Secondo la mission e come da scaletta di questo progetto di lungo periodo, l’obbiettivo al 2020 -ha spiegato la Chief Sustainibility OfficerAlexandrà Palt- è il raggiungimento di 1 miliardo di clienti. Un punto d’arrivo ambizioso da raggiungere nell’ambito della soddisfazione di un potenziale bacino d’utenza in cui, dopo una ricerca di mercato globale, è emerso che il 65% degli intervistati dichiara di avere il dovere di acquistare prodotti che siano sicuri per l’ambiente e la società.
In questo contesto la sostenibilità l’economia circolare sono già diventate asset primari per la competitività dei decenni a venire e, non solamente per L’Oréal, ovvero riguarderanno: la produzione, l’innovazione, lo sviluppo e l’informazione e la vita delle persone e le aziende coinvolte in questa attività di ripensamento di processi industriali e abitudini di consumo. Per tanto rispetto all’anno di riferimento 2005 (anno di entrata in vigore del protocollo Kyoto), la corporate del beauty ha annunciato che, come da programma, nei prossimi due anni verranno raggiunti gli obbiettivi di sostenibilità prefissati. Per tanto l’80% dei 6 miliardi di prodotti diffusi da l’Oréal e dai suoi brand sul mercato verranno realizzati riducendo del 60%: le emissioni il consumo idrico e il quantitativo di rifiuti relativi alla fase di produzione; e del 20% le emissioni di CO2 della fase di trasporto e distribuzione dei prodotti rispetto al 2011. Obbiettivi quelli appena enunciati che sono stati raggiunti in anticipo in riferimento allo stabilimento italiano di L’Oréal a Settimo Torinese. E, sempre entro il prossimo biennio, tutti i fornitori strategici saranno inseriti nel programma sostenibilità che include programmi di autovalutazione dell’impatto ambientale e di accesso alla formazione per la sostenibilità. In questo senso è bene specificare che almeno il 20% delle aziende interessate verrà incluso nel programma di acquisti solidali (Solidarity Soucing). A breve per esempio gran parte delle confezioni conterranno almeno il 25% di plastica riciclata al loro interno anche per andar incontro alle stringenti normative imposte dagli stati. E, sulla scorta delle azioni annunciate, ogni referenza avrà una tracciabilità economica ed ecologica in seguito a una valutazione dei criteri di sostenibilità tramite uno score teso a migliorare l’eco concept complessivo della corporate. Un tema che sarà sviluppato attraverso la volontà del consumatore che potrà incidere sulle decisioni della compagnia grazie all’interattività, la quale oggi è possibile in virtù processi di digitalizzazione della customer experience. Un tema a cui dovanno allinearsi anche gli stakeholder.

il Display che va verso la sostenibilità
GREEN is POSsible 
è un programma di design nato con l’obiettivo di cambiare l’approccio allo studio di tutti i materiali espositivi inviati presso i punti vendita (POS) dei retailer. Sviluppato anch’esso all’interno del programma SBWA del Gruppo L’Oréal si tratta di un progetto che mira ad avere, entro il 2020, il 100% dei materiali per punto di vendita classificabili ECO Designed. Ossia nel rispetto diverse regole: ridotto impatto ambientale, uso di materia prima certificata FSC/PEFC, ottimizzazione delle pallettizzazioni, utilizzo di materia prima riciclata per almeno il 30% del peso totale dell’item. In sintesi il progetto GREEN is POSsible è stato articolato in tre “challenge” annuali: 1) ECO Design, anno 2017; 2) Waste Reduction 2018; 3) 2nd life 2019. L’operazione Dercos Vichy che segue attiene alla fase 2 di questo programma.
Esempio del programma in questione è l’espositore in legno progettato per le linee shampoo Dercos Vichy concepito con materiali green con lo scopo di favorire uno spazio natura all’interno di un punto di vendita
I suoi tre ripiani sono destinati ad altrettanti segmenti di prodotto all’interno di una categoria che potrebbe essere definita di “Benessere Olistico”. In pratica i segmenti merceologici sono tre: Detox (purificanti e antiossidanti come le tisane), Energia (energetici e multivitaminici come per esempio il Supradin); e infine Nutrimento (prodotti proteici). In termini di category management,  in questo modo, si crea una convergenza tra alcune referenze accomunando prodotti di marche differenti sotto un unico spazio espositivo incentivato da l’Oréal con la finalità di orientare il consumatore verso un acquisto complementare e coordinato. Accanto a questo shampo possono essere affiancati integratori alimentari a base di superfood che Dercos non ha nel suo portafoglio di prodotti, ma che con esso, risultano compatibili sia sotto il profilo degli ingredienti sia con l’esigenza del consumatore che potenzialmente può scegliere un trattamento completo in & out per detossinare, rivitalizzare o nutrire il proprio organismo.
A questo proposito si potrebbe parlare di cross selling della marca in logica condivisa e su categorie di prodotto non commercializzate direttamente dal promotore. Per tanto se è vero che di solito è il retailer a proporre il crosselling avvicinando due prodotti complementari tra loro, questa volta è Vichy che all’interno del suo espositore lascia uno spazio libero ad appannaggio del farmacista che può decidere di riempirlo con prodotti di altre marche, poiché compatibili con Dercos.
Sotto il profilo logistico l’espositore viaggia separato dalla merce, in pratica il farmacista esegue un ordine e in fase di allestimento si decide quali prodotti affiancare alle tre linee Dercos. Ognuno dei tre cassetti è estraibile e grazie a un separatore al suo interno utile a creare la proporzione tra l’assortimento complementare proposto dalla farmacia e quello principale proposto da Vichy.
In definitiva si tratta di un progetto che crea dei meccanismi di condivisione tra farmacia e brand. E, con la premessa che l’espositore risulta destinato a una durata permanente. Infatti ognuno degli elementi mobili -cartello crowner e cassetti estraibili- è aggiornabile, magari stagionalmente.
Per momenti promozionali più intensi è stato creato un kit di comunicazione con guida del calendario delle promozioni e flyer sagomati che, come il cartellone, sono costituiti in carta riciclata e riciclabile. Tutti i materiali non permanenti infatti sono in carta Cyclus.  Infine  sono contenuti una scatola 24 x 16 x 8 cm per un espositore che in totale misura 180x50x32 cm.

Meno Co2 in viaggio
Ovviamente la sostenibilità degli shampoo Dercos si riscontra altresì nelle confezioni. Di fatto è  stato scelto un formato di packaging più ampio e meno spesso, cioè da 250cl, perché questa dimensione, maggiorata rispetto allo standard (200cl), è ottimale e funzionale a occupare meno spazi vuoti durante il trasporto: diminuendo l’aria in eccesso, favorendo rapporto tra il packaging di terzo livello (la scatola che contiene le confezioni di shampoo) e, in definitiva, per abbassare il numero di viaggi che come è ben noto generano sprechi di carburante e emissioni di CO2. In questo senso gli stessi packaging provengono da processi in cui vengono utilizzate plastiche riciclate, in questo caso, per costituire confezioni con non meno del 50% di materie prime da riciclo (ossia dimezzamento dell’impatto ambientale per ogni singola confezione). Inoltre la plastica non è opacizzata, quindi più grezza, sempre per favorire il risparmio energetico in fase di produzione.

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