METACRILATI (PMMA), RICICLARE LE PLASTICHE DI PREGIO CONVIENE MA…

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Conosciuto anche con la sigla di PMMA, il metacrilato è tra i materiali plastici più pregiati e viene commercializzato con diversi nomi di commerciali come Plexiglas o Green Cast.  Riciclarlo conviene ma bisogna affinare i modelli di circolarità. Intervista con Maurizio Adreani, maggior importatore di Perspex in Italia dagli anni ’40
Maurizio Adreani per favore ci faccia comprendere… Secondo modelli economici non coerenti con il concetto di economia circolare, il mercato delle materie prime prevede economie di scala e un forte orientamento alla produzione di materia vergine più che al riciclato. Dall’altra la scienza ci spiega che si tratta di un modello ormai insostenibile in termini di impatto ambientale e risorse. Quindi come si coniuga l’esigenza degli industriali di produrre con le politiche di economia circolare?
In riferimento ai metacrilati (PMMA), Il valore dello scarto è determinato da due elementi. In primo luogo dal costo di riconversione, cioè l’entità delle risorse necessarie per ritrasformarlo in materiale plastico, di trasporto e di gestione e separazione, il secondo elemento riguarda il rapporto del metacrilato riciclato rispetto al valore dello stesso materiale in formulazione vergine. Questi elementi determinano quanto materiale viene riciclato in base ad un tradeoff tra costi per rigenerare e smaltire. Il concetto vale grosso modo per tutte le plastiche. È certo che già ora più che in futuro, la priorità è la necessità di limitare il consumo di materie prime provenienti da risorse rinnovabili. In questo senso bisognerà puntare sulla durevolezza delle materie prime limitandone gli sprechi, a favore di una diminuzione della produzione che, tuttavia dovrà essere di maggiore qualità e soprattutto a maggiore valore aggiunto. A oggi rimane ridotta la capacità di utilizzo degli scarti. Nel mondo dell’acrilico [ndr sinonimo di metacrilato] sono pochissime le aziende che in Europa riescono a produrre monomero rigenerato cioè la molecola base ottenuta per distillazione degli scarti di lastre in metacrilato colato. Si tratta infatti di un processo complesso e costoso rispetto alla semplice granulazione e riestrusione tipica dei materiali estrusi.
C’è chi teme consistenti perdite di produzione a favore della circolarità. Cosa ne pensa?
Lo scarto non soddisferà mai la domanda di acrilico recuperato va da se che si continuerà a produrre. La percentuale di recupero però è nettamente incrementabile. E per le materie prime di nuova produzione bisognerà puntare sulla qualità dei supporti come già stiamo facendo in Adreani spa. Per noi è importante essere presenti in tutti i settori, compreso quelli dei prodotti “usa e getta” ma il nostro focus e i nostri sforzi sono nel mondo dei prodotti durevoli di alta qualità. Per noi è fondamentale aggiungere valore in tutta la filiera, dalla ricerca e selezione dei migliori semilavorati, al servizio, alla consulenza per la produzione di manufatti destinati a durare nel lungo periodo per progetti sostenibili dove la qualità dei nostri semilavorati sia imprescindibile.
Si dice che dal retail tradizionale e dai punti di vendita GDO possano essere recuperate ingenti quantità di materiali plastici…
Per quanto riguarda il retail e in particolare la grande distribuzione bisognerà incentivare gli operatori del settore a differenziare il rifiuto. Sarà però necessario uno sforzo congiunto di tutti gli operatori nella filiera per rendere sempre più facile e conveninete questo processo. Sarà anche basilare la presenza del legislatore per stabilire politiche a supporto della circolarità dei materiali all’interno delle filiere.
E l’industria di marca come può essere coinvolta? Non bisogna dimenticare che l’immagine di eco compatibilità può favorire una multinazionale a ottenere un’immagine positiva agli occhi sia del consumatore sia dei mercati finanziari, con ricadute favorevoli per le aziende quotate. Quindi paradossalmente quello che noi chiamiamo Greenwashing può essere una leva a favore della circolarità ricordando che una compagnia difficilmente si muoverà per perseguire scopi filantropici in assenza di tornaconti. Per questo motivo la nuova consapevolezza ecologica del consumatore è importante. Non dobbiamo però cadere nell’errore di demonizzare materiali e/o prodotti soltanto per questioni ideologiche. Spesso, fra l’altro, bsasate su informazioni sbagliate e senza fondamento scientifico. Oggi ad esempio parlare di plastica è come parlare del diavolo ma non si dice che grazie a materiali plasitici leggeri aerei, auto, terni e imbarcazioni inquinano infitamente meno che in passato.
Produttori e distributori attenti alla problematica ambientale parlano spesso di backselling. Può spiegare esattamente di cosa si tratta e se crede anche lei in questo modello di business?
Ci sono diverse modalità di fare backselling. Quella classica del marketing mira a creare bisogni laddove non esistono e con la finalità di creare un mercato. Nell’industria delle materie prime non funziona così! Nel nostro settore i materiali sono molti, di conseguenza gli uffici tecnici e i designer che fanno capo a brand e retailer non possono arrivare a maturare le competenze tipiche di un esperto anche in chiave intersettoriale. Perciò nel nostro caso il backselling avviene sotto forma di istruzione e consulenza ed ha più a che fare con l’innovazione e il problem solving. Più che creare un’esigenza, si tratta di risolvere il problema al proprio cliente o al cliente del cliente. Faccio un esempio, se il problema è quello di ottenere una determinata forma utilizzando il metallo, noi possiamo consigliare un materiale plastico che quella forma la può garantire a parità di resistenza e spesso con costi inferiori. Pensiamo al caso limite dei carteraggi delle macchine industriali che una volta erano in metallo e vetro resina, il primo costoso, il secondo ottenuto con processi poco amici dell’ambiente. Ora i più recenti sono in materiali plastici o compositi e il valore estetico delle macchine industriali si è accresciuto.

Lei ci ha parlato anche di forme indirette di risparmio nel campo del lighting, Può spiegarcele?
Questo è anche un esempio di backselling. La tecnologia LED sta vivendo un momento di sviluppo e diffusione molto importante. A un designer o a uno specialista può tornare utile sapere che più una lastra acrilica è pura, maggiore sarà la quantità della luce che verrà trasportata nel caso di utilizzo come giuda ottica . Oppure nel caso di materiali diffusori esistono prodotti che richiedono un utilizzo di led pari alla metà rispetto ai diffusori tradizionali Questo significa ovviamente un “miglior impatto ambientale”, perche diventa possibile ottenere la stessa trasmissione di luce con una potenza minore, a favore di consumi ridotti. In questo caso forse è vero che un materiale migliore ha un costo più elevato, ma alla fine dei conti il minor impatto energetico renderà l’operazione estremamente più conveniente.
Benché in Italia la percentuale di riciclo delle plastiche sia piuttosto elevata e superiore alla media, In Belgio e in altri Paesi la rete di riciclo è molto più strutturata, soprattutto in riferimento al recupero nel canale retail. Cosa manca in Italia per migliorare ancora?
Cerco di dare una risposta tecnica. Se parliamo di un riciclo della plastica che passa attraverso la granulazione delle plastiche recuperate per una nuova estrusione, cioè per il recupero di “materia prima seconda” che viene utlizzata per ottenere nuove lastre, questa è già presente laddove si ricicla lo scarto industriale perché da tempo il management delle imprese ha compreso che l’utilizzo degli scarti è conveniente.
Sinceramente ciò che manca riguarda il segmento della chimica industriale, Per quanto riguarda i processi depolimerizzazione per il recupero della plastica, pochissimi investono nel recupero chimico del monomero che rende il polimero praticamente vergine. Purtroppo al momento non si vedono gruppi della chimica industriale intenzionati a investire in questa tecnologia.

Mentre gli scarti dello sfrido da lavorazioni industriali sono spesso immessi nuovamente nel processo industriale la segatura viene smaltita anziché riciclata. Non esistono soluzioni al problema? La segatura industriale dell’acrilico al momento non è riciclabile, soprattutto se è mescolata a quella proveniente da altri materiali, ma siamo convinti che quella pura potrebbe esserlo e per questo motivo stiamo lavorando ad un progetto per il recupero virtuoso di questo scarto.
Quali i nuovi materiali plastici sui quali scommetterebbe per un futuro all’insegna di economia circolare e sostenibilità?
Prodotti ad elevato valore aggiunto con la’’giunta di nanotecnologie. Ad esempio esisono materiali sintetici che assorbono gli inquinanti e stanno avendo grossi sviluppi. E poi molto interessanti in termini di riutilizzo degli scarti sono i materiali compositi che combinano fibra vegetale e resina sintetica. Oppure sempre materiali compositi che combinano una parte sintetica con interti come il marmo in polvere per ottenere materiali riciclati con prestazioni elevate da utilizzare al posto   di quelli ottenibili da fonti non rinnovabili.
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