Mascherine in cartone: business o servizio d’impresa?

Home / Visual Merchandising / Mascherine in cartone: business o servizio d’impresa?
Andrea tempesta Display Italia

Arch. Andrea Tempesta

La carenza di mascherine protettive antivirus nelle scorse settimane ha stimolato imprese di diversi settori alla riconversione industriale. Benché il governo attraverso Invitalia abbia indetto un bando di gara, per molte inaccessibile, diverse aziende anche tra le appartenenti al comparto dell’arredo espositivo hanno pianificato per i prossimi mesi una produzione di livello industriale mettendo a disposzione il proprio know-how nella progettazione e nella produzione. Ne è scaturito un dibattito etico-industriale. Tra le aziende in questione si possono annoverare Eurodisplay Design in Progress (EDP), società romana specializzata nel design e nella produzione di display, e Grafiche Paciotti (GP). Intervista con l’Architetto Andrea Tempesta (EDP) che sta coordinando con Marco Bracalente (GP) un progetto che avrà finalità sia a sfondo benefico sia rivolte all’operatività dei retailer.

In questi giorni sono state numerose le polemiche sulle aziende che senza certificazioni o autorizzazione governativa hanno iniziato a produrre mascherine per la protezione sanitaria. In questo senso qual è il confine tra “spirito/etica di servizio” e “pura opportunità di business?
Il confine è labile e pericoloso da posizionare, ma non v’è dubbio che si può arrivare allo stesso obiettivo con motivazioni esattamente agli opposti. Nel nostro caso una semplice intuizione ha generato e sta generando benefici ben oltre quello spontaneo, sentito e sincero di poter dare un contributo “a modo nostro”, con le nostre armi della innovazione e creatività.
Quale l’iter per accedere alla commercializzazione del prodotto? In cosa differiscono le mascherine dai dispositivi medici?
In assenza di riferimenti certi per questa tipologia di mascherine usa e getta, con l’aggravante di disposizioni ministeriali che hanno consentito addirittura l’ingresso di mascherine chirurgiche senza marchio CE, quello che conta è il buon senso e l’umiltà di procedere per gradi sottoponendo ai vari enti certificatori le nostre proposte. Attendiamo l’esito dal Tecnopolo di Mirandola (Mo). Ciò premesso i nostri sono dispositivi non medici vendibili e comunque utili al contenimento del cosiddetto effetto droplet. Da test effettuati sulle nostre mascherine infatti non possono filtrare emissioni tali da spegnere una candela.
Quali materiali sono stati impiegati per realizzare le vostre mascherine in cartone e qual è stato il criterio progettuale utilizzato per ottenere un prodotto funzionale seppure non certificato?
Il nostro è un mondo ricco di materiali interessantissimi e di aziende sempre al vertice in innovazione.siamo partiti da test con carte alimentari e siamo arrivati a carte speciali filtranti.
Qualche settimana fa Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A) aveva lanciato un bando di gara finalizzato alla riconversione industriale rivolto a tutte le imprese per produrre mascherine con “qualità di dispositivo medico”. Cosa vi ha impedito di rientrare nel novero delle aziende che hanno avuto accesso alla procedura aperta?
Le sacrosante barriere formali che Invitalia ha istituito per accedere al finanziamento si sono dimostrate prive del buon senso inizialmente enunciato. Sarebbe bastata una relazione da presentare a una commissione di esperti per far emergere la vera creatività italiana. Ma questo argomento rischia di diventare politico…anzi lo è perché nominare gli esperti purtroppo è una faccenda politica.

Quante ne avete prodotte e con quale destinazione d’uso? Qual è il vostro limite produttivo? Il progetto prevede diverse tipologie, dalle preassemblate per un uso immediato, a kit da assemblare facilmente a casa. La destinazione prevalente è di tipo civile e non sanitario, ovviamente. La capacità produttiva testata in questi primi giorni è di centomila pezzi a settimana, ma ci stiamo attrezzando per quantità di milioni di pezzi.

A quanto ammonta il primo lotto prodotto e a che prezzo saranno vendute e a quali i destinatari?
I primi due lotti di 15.000 unità. sono stati prodotti per donazioni che EDP e GP hanno fatto a proprie spese e a seguire ulteriori trentamila unità per clienti nazionali. I prezzi sono stati concepiti per essere molto al di sotto dei costi di quelle più economiche disponibili oggi. A breve pubblicheremo il listino che tiene conto del prezz calmierato dal governo.

Recommended Posts

Leave a Comment