Ripresa display e shop fitting: al 4° Trimestre 2020

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Nessuno ha la sfera di cristallo! Lo si sente dire spesso in tempi d’incertezza come quelli che il nostro Paese sta attraversando, tra l’alto rischio per la salute pubblica e la legittima e prudenziale conseguenza dello stallo economico . Fare previsioni tuttavia, oltre che moralmente legittimo, è atteggiamento sano e utile ad alimentare la speranza di un futuro migliore e migliorabile. Dono, fortuna, istinto, vision, razionale capacità di calcolo o forse tutte le cose assieme, tra i primi nel nostro settore a dare una lettura realistica di quanto si stava per verificare, il Direttore Generale di Gatto Group, Cristian Paravano. A lui chiediamo di dipingere uno scenario altrettanto plausibile per il breve periodo.
Lei è stato uno dei primi a preconizzare l’emergenza virus COVID-19 quando molti la bollavano come “forte influenza a causa della quale: l’industria italiana non si poteva certo fermare”. Lo dimostra l’assenza di Gruppo Gatto da Euroshop 2020, nonostante lo stand fosse già pressoché allestito da metà Febbraio.
Il nostro Gruppo è presente sulla scena internazionale e in particolare asiatica. Da molti anni ha sviluppato una sensibilità molto alta verso queste tematiche. Inoltre, da sempre la famiglia imprenditoriale antepone gli interessi per le persone a quelli economico-finanziari e lo testimonia il fatto che dal 2013 abbiamo abbracciato ampiamente i temi sociali, ambientali e di sicurezza. Di fatto poi la decisione è stata presa in modo collegiale con tutti gli eventuali protagonisti della filiera.
Quali elementi la hanno spinta a prevedere l’escalation in pandemia e ad anticipare il lockdown?
Essendo stati colpiti dalla “prima ora” la nostra previsione si è basata su quanto abbiamo sperimentato in Cina e a Hong Kong. Da allora abbiamo attivato un team Covid-19 che giornalmente lavora sulla pandemia cercando di anticipare azioni a tutela della salute dei nostri collaboratori, la continuità di fornitura per i nostri clienti e la sostenibilità economico-finanziaria del Gruppo. Si pensi che già nel 2008 al World economic forum la pandemia veniva indicata come rischio di impatto sull’economia, dopo le 5 emergenze primarie cui il pianeta dovrà far fronte nei prossimi anni: carenza di acqua e cibo, clima, inquinamento, povertà.
Cristian Paravano, Direttore Generale Gruppo Gatto-Sarno Display
Gli stabilimenti brianzoli di Carnate (MB) della Sarno Display, storica azienda del settore Shop Fitting specializzata nella produzione di materiali espositivi di alto posizionamento. Questo è soltanto uno dei poli produttivi del Gruppo Gatto che ha il suo quartier generale a Domegge di Cadore (BL) dove tra l'altro vengono realizzati svariati astucci e packaging di lusso per i settori beauty e fashion"
Quali i segmenti merceologici che, maggiormente, hanno sofferto la serrata e il blocco della produzione?
Noi forniamo principalmente packaging primario, secondario e Displays/Visuals per i settori dell’Eyewear, Beauty e Jewelery. Ovviamente i primi a soffrire sono i prodotti legati al punto vendita per ovvie ragioni di “lancio” e, in questo ultimo periodo, di installazione/consegna.

In termini di operatività quali sono stati i primi problemi riscontrati dallo stop di alcune attività commerciali?
Sicuramente da subito l’impossibilità nella consegna e alle installazioni …poi purtroppo dovremmo affrontare il calo del sell-out e la conseguente riduzione dei volumi nella filiera. Quest’ultima preoccupa per la sua durata e per la sua quasi globalità graduale.

Quali misure organizzative interne sono state disposte per portare avanti l’attività?
Fortunatamente abbiamo nel tempo creato molte postazioni mobili e abbiamo applicato lo smart working per il 55% del personale di ufficio. Per i rimanenti abbiamo cercato di alternare periodi di assenza/presenza riducendo al massimo l’affollamento dei vari uffici. Ovviamente per la parte produttiva abbiamo usato le turnazioni, le rotazioni e il distanziamento tra le postazioni. Trasferte, visite clienti, visite fornitori e meeting live erano stati annullati da tempo.

Molti imprenditori sostengono che la ripresa passerà attraverso la rinuncia delle ferie estive da parte di imprese e lavoratori?
Direi pensiero ottimistico, lo spero, ma dubito per Agosto la pandemia sarà globalmente risolta e soprattutto mi aspetto una forte compressione del PIL mondiale trascinata dal calo drastico dei consumi. Quindi temo che non potremmo applicare questo meccanismo virtuoso. Non dipende solamente da noi bensì da tutti i componenti della nostra filiera. Gli ordini sono determinati dai consumi. Non so se per quella data avremo consumi a regime. Nel nostro settore tutti i lanci di prodotti sono stati spostati e le stagionalità delle campagne e delle merceologie hanno avuto la stessa sorte. La situazione ricorda il 2009 nelle dinamiche allorché subimmo 6 mesi di ferma e poi si tornò a correre con difficoltà di programmazione nel secondo trimestre. Tuttavia il periodo attuale è caratterizzato da una maggiore incertezza rispetto ad allora. La paura del contagio rimarrà. Di fatto alcuni settori come i comparti fieristici salteranno un anno e, più fortunati, probabilmente saranno gli eventi che si svolgeranno in Settembre e Ottobre 2020, qualora dovessero essere percepiti come l’inizio della ripresa.
Sono stati sufficienti gli ammortizzatori disposti dal Governo per fronteggiare lo stop delle attività produttive?
Siamo ancora agli inizi, probabilmente nel long term non saranno sufficienti, soprattutto nel sostegno al credito delle aziende. Per iniziare a programmare le prossime settimane saranno sufficienti. Terminate le attività di richiesta di cassa-integrazione inizierà la parte di monitoragio dell’attività. Già ora per fine anno si preannuncia un calo del fatturato del 20% almeno. Se tutto andrà bene la normalità nell’operatività si prospetta per Settembre.
Quali saranno le conseguenze dello stop sul sistema nel breve periodo? Si protrarranno oltre?
Mi aspetto un secondo e terzo trimestre difficilissimi per poi riprendere gradatamente alla “normalità” dal quarto trimestre, spero di sbagliarmi. Per essere concreti dovremo fare i conti con un Marzo, un Aprile e un Mggio sotto regime e caratterizzato da un blocco delle attività per molti. A Giugno forse alzeremo la testa e per Luglio si spera in una ripresa che in ogni caso sarà graduale.
Quali iniziative proporrebbe per riportare il business allo status quo ante?
Direi che è un buon momento per smontare il mantra “business is usual”. È il momento per riflettere, analizzare e ripartire se possibile con dei Business Model “sostenibili” valutando maggiormente i rischi…il mondo ne offre sempre in maggior quantità…non siamo più sostenibili. La paura porta ad aumentare la propensione al cambiamento. Per risolvere lo stallo l’Italia avrà la grande opportunità di far valere la sua capacità previsionale dimostrata rispetto al virus.

Ci aspetta un periodo di autarchia commerciale?
Per un certo periodo non circoleranno le persone ma le merci si. Il fascino dei prodotti made in Italy non è tramontato e l’estero potrà essere un’ancòra di salvezza.
In che modo il nostro Paese potrà far valere la competenza dimostrata nell’affrontare l’emergenza COVID-19?
A Marzo l’Italia è apparsa sfortunata e debole rispetto al sopravanzare del virus. La reazione immediata con misure adeguate ad affrontare l’emergenza hanno dimostrato il contrario, tanto che oggi si inzia a parlare di modello Italia come protocollo da seguire per debellare la contingenza sanitaria. La nostra classe politica dovrà essere in grado di far valere questo alto livello di attenzione, alla salute e al cittadino. E questo vale soprattutto rispetto alla percezione che le società di rating hanno del nostro Paese, negli ultimi anni declassato a economia di secondo piano. L’Italia ha dimostrato insomma di essere un Paese di serie A e le nostre èlite oggi non devono farsi sfuggire la possibilità di riportare il nostro Paese a un livello di primo piano anche sulla carta.
Cosa intende quando dice che bisognarà avere un occhio di riguardo per la sostenibilità?
Le “bocce ferme” rappresentano un’opportunità per modificare il nostro approccio al mercato. Qualche riflessione bisognerà rivolgerla alla routine che quotidianamente affrontavamo prima del virus. In particolare lo sviluppo tecnologico ci imponeva un passo smodatamente veloce rispetto a quello che l’umanità potrebbe invece garantire con piani industriali costruttivi e non sottoposti a continui cambi di direzione. Alla luce di “conti che non tornano” il retail cambierà il modo di distribuire le merci. Da rivalutare sarà anche il concetto di globalizzazione. Attualmente l’economia globale è coniugata a un aumento esponenziale della popolazione e alla formazione di grandi poli di consumo, per cui alcuni prodotti si trasformano in commodity e dall’impatto insostenibile per la collettività.

Uno dei centri di prototipazione e maquette di Gatto Group nel padovano. Dotato di materioteca e reparto verniciatura conserva ancora una forte componente di artigianalità, soprattutto per il packaging espositivo di lusso
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